Come funziona il contributo a fondo perduto contemplato nel Decreto Rilancio pubblicato in GU il 19 maggio 2020

È arrivata dopo la “bollinatura” della Ragioneria Generale dello Stato, dopo giorni di estenuante trattativa, il famigerato Decreto Rilancio. Con l'obiettivo di sostenere i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid-19”, l'art. 25 del Decreto rilancio (DL del 19.05.2020 n. 34), pubblicato in GU del 19.05.2020 Serie generale - n. 128, prevede il riconoscimento di un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività:

  • d’impresa
  • di lavoro autonomo
  • di reddito agrario,

titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019 e con un ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiore ai 2/3 dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Sono esclusi:

  • i soggetti che hanno cessato l'attività alla data di presentazione dell'istanza,
  • gli enti pubblici di cui all’articolo 74,
  • gli Intermediari finanziari e società di partecipazione (di cui all’articolo 162-bis del Tuir),
  • lavoratori dipendenti e i professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103,
  • i contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27, 38 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (Indennità professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, Indennità lavoratori dello spettacolo).

Su quest’ultimo punto, le indennità che impediscono il diritto alla percezione del contributo a fondo perduto sono le seguenti:

  • indennità di cui all’art. 27 del Decreto riservata ai liberi professionisti, titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020, compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo iscritti alla Gestione separata INPS;
  • indennità di cui all’art. 38, riservata ai lavoratori dello spettacolo.

La norma in commento non cita tra i soggetti esclusi gli artigiani e i commercianti che hanno beneficiato dell’indennità di 600 euro nel mese di marzo ex art. 28 del DL 18/2020 e che continueranno a beneficiarne a seguito del Decreto in commento.

Requisiti essenziali:

I soggetti ammessi al contributo, per poterne usufruire devono verificare le seguenti condizioni:

  • ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019
  • ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiore ai 2/3 dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. Al fine di determinare correttamente i predetti importi, si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o di prestazione dei servizi.

Il contributo spetta, indipendentemente dal requisito del calo del fatturato, ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 e ai soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (zone rosse chiuse prima del lockdown).

Ammontare del contributo a fondo perduto:

L’ammontare del contributo a fondo perduto viene determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019, pari al:

  • 20% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro nel periodo d’imposta 2019;
  • 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400.000 euro e fino a 1 milione di euro nel periodo d’imposta 2019;
  • 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019.

L’ammontare dell'indennizzo avrà comunque un tetto minimo, ovvero sarà riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Al fine di ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati dovranno presentare, esclusivamente in via telematica, un'apposita istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti, entro 60 giorni dalla data di avvio della procedura telematica per la presentazione della stessa, come verrà definita con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

Esempio di calcolo:

  • Ricavi del 2019 pari a € 2.800.000
  • Fatturato nel mese di aprile 2019 pari a € 800.000
  • Fatturato di aprile 2020 pari a € 450.000

Sulla base di questi dati, il contributo spettante è pari al 10% della differenza tra il fatturato di aprile del 2019 e quello di aprile del 2020, ovvero sarà pari a: 10% * (800.000 - 450.000) = € 35.000

Per aiutare le imprese coinvolte ad effettuare il calcolo del fondo perduto, ho sviluppato una web-app gratuita dedicata a tale scopo. Per conoscere l'ammontare dell'importo spettante basterà compilare i campi con gli importi richiesti.

Calcola l'ammontare spettante con il calcolatore dedicato:

Accedi al Calcolatore

Scarica il Decreto Rilancio (DL del 19.05.2020 n. 34) pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 19.05.2020 Serie generale - n. 128:

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Contributi Previdenziali INPS nel Regime Forfettario - Aggiornato 2018

I Contributi Previdenziali INPS nel Regime Forfettario 2018

I Contributi Previdenziali rappresentano dei versamenti obbligatori, calcolati in genere in percentuale sul proprio reddito da lavoro, che vengono effettuati verso l’ INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale) per ottenere le prestazioni pensionistiche alla fine della vita lavorativa. Questi versamenti non devono essere quindi considerati delle tasse, ma rappresentano dei fondi che ogni titolare di Partita IVA è obbligato a versare per ottenere la propria futura pensione.

Aprire una Partita IVA nel Regime Forfettario 2018 significa avere l’ obbligo di versare i propri Contributi Previdenziali all’ INPS. Alcune Attività Economiche sono obbligate al versamento di quote fisse di Contributi Previdenziali anche in assenza di fatturato, altre Attività versano i propri Contributi INPS in percentuale sul reddito prodotto, altre ancora hanno una Contribuzione “mista” (fisso + percentuale).

Per poter analizzare al meglio quanti Contributi Previdenziali è necessario versare nel Regime Forfettario 2018, dobbiamo prima suddividere tutte le Attività Economiche in 3 grandi Categorie, ognuna delle quali avrà degli obblighi Previdenziali differenti:

  • Artigiani e Commercianti
  • Lavoratoti autonomi “senza cassa”
  • Professionisti con cassa autonoma

Ogni Categoria seguirà quindi le proprie regole nel versamento dei Contributi previdenziali. Analizziamole nello specifico.

 

Contributi Previdenziali per Artigiani e Commercianti nel Regime Forfettario 2018

Tutti i Commercianti ed Artigiani che decidono di aprire una Partita IVA nel Regime Forfettario 2018 o in qualsiasi altro Regime Fiscale hanno l’ obbligo di iscriversi alla Gestione Commercianti ed Artigiani INPS.

La Gestione Commercianti o Artigiani INPS impone a tutti gli iscritti il pagamento di una quota di Contributi fissi o minimali pari a circa 3.600 Euro annuali suddivisi in 4 rate trimestrali di circa 900 Euro. Questi Contributi minimali sono dovuti anche in assenza di fatturato e “coprono” il Contribuente fino ad un Reddito lordo di circa 15.500 Euro separato il quale, sulla parte eccedente, va calcolata una percentuale di Contributi in percentuale del 23,19%.

Il Regime Forfettario 2018 ha previsto però delle agevolazioni anche per i Contributi minimali dei Commerciati e degli Artigiani. Infatti, solo i Commercianti e gli Artigiani che hanno aderito al Regime Forfettario, hanno la possibilità di richiedere l’ abbattimento del 35% dei Contributi minimali INPS che quindi passerebbero da circa 3.600 Euro a circa 2.400 Euro suddivisi quindi in 4 rate trimestrali non più da 900 Euro bensì da 600 Euro.

Se deciderai quindi di aprire una Partita IVA come Commerciante od Artigiano dovrai preventivare quindi dei costi fissi o minimali di Contributi INPS anche con eventuale assenza di fatturato.

 

Contributi Previdenziali per Lavoratori autonomi “senza cassa” nel Regime Forfettario 2018

I Lavoratori autonomi “senza cassa” sono tutti quei Liberi Professionisti o Freelance che svolgono un’ attività professionale non regolamentata da nessun Albo Professionale. Fanno parte di queste Categorie ad esempio:

  • Webmaster, web designer, grafici
  • Traduttori, copywriter
  • Consulenti
  • Personal Trainer, fisioterapisti
  • Guide turistiche
  • Fotografi freelance
  • Amministratori di condominio, ecc

Tutte queste attività Professionali hanno l’ obbligo pagare i propri Contributi Previdenziali INPS alla Gestione Separata. La nota positiva della Gestione Separata INPS è data dal fatto che, al contrario della Gestione Commercianti o Artigiani, non presenta alcuna quota di contribuzione fissa o minimale da dover garantire.

I Contributi INPS in Gestione Separata vengono quindi calcolati esclusivamente in percentuale sul RedditoLordo. In assenza quindi di fatturato non sarà dovuto quindi alcun versamento di Contributi INPS. La percentuale di contribuzione dal 1 Gennaio 2017 è pari al 25,72% da calcolare sul Reddito Lordo.

Aprire una Partita IVA esercitando quindi un Professione in Gestione Separata INPS non ti costringerà quindi ad alcun pagamento fisso di Contributi INPS.

 

Contributi Previdenziali per Professionisti con Cassa autonoma nel Regime Forfettario 2018

Tutte le attività Professionali regolamentate da un Albo Professionale hanno invece l’ obbligo di versare i propri Contributi Previdenziali INPS alla propria Cassa autonoma. Fanno parte di questa Categoria alcune Professioni come:

  • Architetto, Ingegnere, Geometra
  • Medico, Infermiere, Biologo
  • Avvocato, Commercialista, Notaio
  • Psicologo, Giornalista, ecc

In Italia esistono più di 20 Albi Professionali, ed ognuno di questi ha delle regole diverse relative al calcolo dei Contributi INPS da versare. La maggior parte di questi però utilizza una Contribuzione “mista”, formata quindi da un Contributi Soggettivo fisso ed un Contributo Integrativo in percentuale sul fatturato prodotto.

Se dovessi decidere quindi aprire una Partita IVA per svolgere un’ Attività Professionale regolamentata da un Albo ti consiglio di contattare quindi la tua Cassa autonoma ed informarti sul totale dei Contributi INPS fissi ed in percentuale sul fatturato da dove pagare.

Dopo aver illustrato il metodo del calcolo dell’ Imposta Sostitutiva e dei Contributi Previdenziali siamo pronti per poter poter mostrare tutti i passaggi da compiere per poter calcolare tasse e Contributi aiutandoci con degli esempi pratici e numerici.

Fonte: https://www.regime-forfettario.it

Il certificato SSL: cos'è e perchè è cosi importante?

Cos’è un certificato SSL?

Il 2017 è l'anno in cui Google ha aggiornato il suo algoritmo. Con la sua versione 56, ha incrementato la visibilità dei siti web su cui è installato un certificato SSL (Secure Socket Layer), dando una svolta concreta ai temi della privacy e della sicurezza.

Perchè è così importante?

Il vostro dominio, ad esempio "http : // www. nomesito . it", è preceduto da un http://

Http è il tipo di protocollo che la rete internet usa per la trasmissione dei dati.

Quando chiedete a un motore di ricerca di vedere un sito web, state chiedendo alla rete di trasferire delle informazioni dal server su cui esso è ospitato fino al vostro pc, tramite un motore di ricerca (ad esempio, Google).

Il certificato SSL serve a criptare le informazioni durante questo trasferimento. Con questo certificato solo il browser e i server potranno capire le informazioni trasmesse, salvaguardando la loro divulgazione da attacchi di hacker informatici.

Aggiungendo un certificato SSL al vostro sito, il vostro dominio sarà introdotto da un https e una etichetta verde che contrassegnerà il vostro sito come “sicuro”. Google lo premierà migliorando il suo posizionamento nelle pagine dei risultati della ricerca.

Ecco come appare il nostro sito, nella barra degli indirizzi:

Certificato ssl sito sicuro

Non è solo una questione di sicurezza ma anche e soprattutto di reputazione.

Quando un utente è avvisato da Google del pericolo di trovarsi su un sito che non utilizza un certificato SSL, la sua visita al sito web è compromessa tanto quanto il suo ritorno.

Pagina senza certificato SSL

Un sito con protocollo https sarà percepito come affidabile dall’utente. Per questo motivo, sarà più disposto a lasciare nel vostro database informazioni personali con la consapevolezza che gli hacker saranno tenuti ben lontani grazie al SSL.

Cosa può proteggere il certificato SSL?

Il certificato SSL aggiunto al vostro sito può criptare e salvaguardare le informazioni che l’utente inserirà sul sito in fase di:

registrazione (anagrafica, nome utente, password, telefono e e-mail);

pagamento (coordinate bancarie e numeri di carte di credito);

accesso con login (nome utente, password, e-mail);

caricamento di documenti privati.

Benefici del certificato SSL

Un certificato SSL permette al vostro sito web di avere delle performance migliori in quanto agisce contemporaneamente su tre aspetti, migliorandoli:

sicurezza: un avviso di Google segnala il livello di protezione all’utente, che quindi lascerà le sue informazioni sul sito con maggiore fiducia. Il vostro nome sarà quindi sinonimo di affidabilità e fiducia per l’utente;

velocità: il passaggio a un protocollo https permette una maggiore velocità nel caricamento delle pagine del vostro sito web. Unito alle caratteristiche tecniche del server su cui il sito è ospitato, questo aspetto rende l’esperienza di navigazione ottima, favorendo il ritorno dell’utente sulla vostra piattaforma;

posizionamento. Google riconosce e premia le aziende sia per la loro attenzione verso i temi della sicurezza sia verso la qualità dell’infrastruttura tecnologica scelta per il loro sito, dandogli maggiore visibilità nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

Come ottenere un certificato SSL?

Il certificato SSL è emesso da una Certification Authority.

L’integrazione e il rinnovo del certificato sono composti da passaggi molto importanti a livello tecnico. Il supporto di un reparto specializzato è assolutamente necessario.

Eseguire uno script Bash da php con passaggio di parametri

Gli script Bash possono semplificare l'implementazione di funzionalità legate al sistema operativo. In questo post viene mostrato come avviare l'esecuzione di tali script direttamente da PHP, passando dei parametri e ottenendo in output dei risultati da elaborare e/o visualizzare.

Per eseguire uno script Bash da PHP è sufficiente utilizzare la funzione shell_exec, la quale prende come unico parametro una stringa, che rappresenta il percorso assoluto dello script da eseguire e ritorna in uscita un'altra stringa che rappresenta l'output completo del comando:

string shell_exec ( string $cmd )
Si precisa che questa funzione non è abilitata se PHP è configurato in molalità protetta. Tale impostazione può essere modificata mettendo mani sul file di configurazione del proprio interprete PHP (php.ini). Considerando di avere uno script Bash nella directory /Users/rossi/script.sh con il seguente contenuto:
#!/bin/bash
echo "Ciao Mondo!"
è sufficiente creare una pagina PHP con il seguente contenuto:
< ?php
$result=shell_exec("/Users/rossi/script.sh");
echo($result);
? >
Si precisa che questo codice funzionerà su sistemi UNIX-like mentre su Windows sarà necessario chiamare esplicitamente bash.exe in questo modo:
$result=shell_exec("C:\bash-2.03\bash.exe /path/to/script/script.sh");
In tal modo lanciando l'interprete PHP l'output sarà "Ciao Mondo!". Uno script più complesso potrebbe, per esempio, prendere due interi come parametri e calcolare la somma, il prodotto e la media come illustrato di seguito:
#!/bin/bash
a=$1
b=$2
echo 'somma = '$((a+b))    
echo 'prodotto = '$((a*b))
echo 'media = '$(((a+b)/2))
e sarebbe richiamato da PHP con il seguente codice:
< ?php
$result=shell_exec("/Users/rossi/script.sh 2 6");
echo($result);
? >
restituendo il seguente output:
somma = 8 prodotto = 12 media = 4

Il Reverse charge crea confusione nel settore ICT

Da maggio 2016 e fino al 31 Dicembre 2018, saranno soggette al reverse charge le cessioni verso tutti i soggetti passivi Iva (anche se utilizzatori finali) di console da gioco, tablet Pc e laptop. La fattura dovrà essere emessa senza Iva e con la dicitura «inversione contabile» (con l’eventuale indicazione della norma di riferimento), cioè l’articolo 17, comma 6, lettera c) del Dpr 633/1972. Per le altre tipologie di personal computer si continuerà ad applicare il normale regime Iva.

A chiarire il tutto è il nuovo decreto legislativo 24/2016, che ha esteso alla vendita di questi beni l’inversione contabile già prevista per le «cessioni di dispositivi a circuito integrato» effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale (risoluzione 7 febbraio 2012, n. 13/E).

Sull’individuazione dei nuovi beni che saranno assoggettati al reverse charge, la norma parla di console da gioco, «tablet Pc» (tablet dotati di sistemi operativi che li fanno funzionare come computer) e notebook (pc portatili). Considerando che i «tablet Pc» e i notebook non comprendono tutte le categorie dei “personal computer” (per i quali il reverse charge è stato negato dalla Ue con la decisione n. 2010/710/UE), continuerà ad applicarsi il regime ordinario Iva per l’ampia categoria dei «personal computer», tranne che per i soli «tablet Pc» e computer portatili.

La nuova norma non ha modificato il reverse charge applicabile dal 1° aprile 2011 al 31 dicembre 2018 alle cessioni «di dispositivi a circuito integrato», solo se effettuate a soggetti passivi Iva non utilizzatori finali. Per queste, dovrebbero essere confermate le indicazioni della circolare 59/E/2010, secondo la quale il regime del reverse si applica per le sole cessioni dei beni effettuate nella fase distributiva che precede il commercio al dettaglio.

Fonte: Il sole 24 ore

Spesa IT in leggero calo a causa della Brexit

Gartner ha aggiornato pochi giorni fa le previsioni per la spesa IT globale del 2016 e 2017. Alla fine di quest’anno, complice anche la Brexit con la flessione della sterlina che ha modificato gli scenari di mercato e che ha portato a un aumento dei costi dell’IT in UK, Gartner prevede una flessione dello 0,3% anno su anno che porterà la spesa IT globale a 3,387 miliardi di dollari.

Segnali di ripresa invece nel 2017, quando la la spesa dovrebbe tornare a crescere (+2,9%) e raggiungere i 3,486 miliardi di dollari. Tra l’altro, senza la Brexit, gli analisti di Gartner hanno stimato che a fine 2016 la spesa sarebbe cresciuta anno su anno dello 0,2% invece che scendere. Da notare però che le conseguenze negative della Brexit saranno in parte equilibrate da una maggiore spesa in prodotti IT da parte di quei Paesi europei che vogliono presentarsi come un’alternativa UE alla Gran Bretagna, soprattutto in ambito finanziario. Fenomeno che secondo Gartner è già evidente in nazioni come Germania, Francia, Olanda, Irlanda e Lussemburgo, decise a diventare destinazioni alternative per le banche che voglio spostare le loro sedi operative al di fuori della Gran Bretagna.

Gartner è poi passata in rassegna ai vari settori che compongono la spesa IT. A far segnare la crescita maggiore nel 2016 sul 2015 sarà soprattutto il software (+6% quest’anno e +7,2% nel 2017), seguito dai servizi IT (+3,9% nel 2016 e +4,8% nel 2017) e dai data center, rispettivamente a +1,7% e 2%. Il valore più alto in termini di spesa continua a essere quello per i servizi di comunicazioni, che sebbene in leggero calo rispetto al 2015 (-1,1%) si riprenderanno nel 2017 (+1,9%), quando varranno 1,410 miliardi di dollari.

Forte flessione invece quest’anno per i dispositivi (-7,5%), anche se il prossimo anno si tornerà in positivo grazie a una previsione di +0,4%. In generale nel 2017 tutti i settori della spesa IT sono visti in terreno positivo, sebbene con gli effetti della Brexit ancora tutti da valutare la situazione potrebbe evolvere in modo inaspettato.

fonte: Computerworld

Odoo installazione. Il repository ANYBOX

La prima cosa da fare è configurare il repository APT di Anybox.

Per installare la chiave pubblica con la quale APT verificherà l'identità dei pacchetti è necessario eseguire il seguente comando:

sudo apt-key adv --keyserver hkp://subkeys.pgp.net --recv-keys 0xE38CEB07

Ciò che dovreste ottenere deve assomigliare a quanto segue:

gpg: requesting key E38CEB07 from hkp server subkeys.pgp.net
gpg: key E38CEB07: public key "Anybox Packagers /" imported
gpg: Total number processed: 1
gpg: imported: 1 (RSA: 1)

Nel caso otteniate errori di timeout, server non raggiungibile o simili, provate a usare un altro server invece di subkeys.pgp.net, come ad esempio keyserver.ubuntu.com.

A questo punto possiamo procedere ad informare APT dell'esistenza del repository di Anybox.

Andiamo quindi a creare un file che chiameremo anybox.list in /etc/apt/sources.list.d, nel quale incolleremo la seguente stringa:

deb http://apt.anybox.fr/openerp common main
A questo punto potremo aggiornare la lista di pacchetti ed installare il meta-pacchetto messo a disposizione da Anybox:

sudo apt-get update
sudo apt-get install openerp-server-system-build-deps
Il meta pacchetto sfortunatamente installerà parecchie dipendenze, eventualmente disinstallabili una volta terminata l'installazione di Odoo. Si tratta comunque principalmente di header di sviluppo necessarie per la compilazione delle dipendenze di Odoo stesso.

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